Consigli per la stesura di un libro a quattro mani - IN DUE È MEGLIO!
A Francesco Guccini è stata conferita nel 2002 la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria dall’Università di Bologna e dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. La motivazione è stata “[...] l’apprezzamento per il valore dell’opera di un uomo che ha saputo incessantemente rappresentare la solida ed antica tradizione italiana dei medioevali”. Il successo editoriale presso il grande pubblico non l’ha però raggiunto attraverso la divulgazione degli usi, della lingua e della natura della sua terra, bensì attraverso i romanzi scritti a quattro mani con Loriano Macchiavelli. Sono state le storie del maresciallo Santovito ad incollare così tanti alla lettura.
Gli esempi di sodalizi di successo sono peraltro assai numerosi nella nostra penisola. Si pensi a Sveva Casati Modigliani, pseudonimo scelto dalla coppia Bice Cairati e Nullo Cantaroni per pubblicare insieme, a Fruttero & Lucentini coi loro intrighi polizieschi, a Monaldi & Sorti, autori di bestseller internazionali… fino ad arrivare al collettivo bolognese Wu Ming. Scrivere in coppia può amplificare le energie, attutire le debolezze e stimolare scelte creative che potresti non concepire mai da solo. Però collaborare non è sempre facile. Quindi è bene tenere a mente alcuni punti prima di cominciare.
1. Scegliere il giusto partner.
Il talento non basta. Bisogna trovare qualcuno il cui stile di lavoro, abitudini di comunicazione e obiettivi a lungo termine siano in linea con i propri. Domandarsi se si saprà gestire i conflitti con questa persona senza portarla sul personale. Non è necessario che si sia grandi amici. Alle volte questo può addirittura essere un ostacolo. La giusta distanza può aiutare. Altrimenti, nello sfidarsi a trovare sempre migliori soluzioni narrative, si può rischiare di ferire l’amor proprio dell’altro. Un libro, poi, non si scrive in un giorno. Bisogna mettere in conto una collaborazione di lunga durata. Tocca scegliersi bene!
2. Scrivere insieme per sinergia, non per insicurezza
La motivazione non può essere l’insicurezza. La cooperazione riesce meglio se si è entrambi competenti e sicuri di sé. Non bisognerebbe mai cercare nell’altro un “salvatore”. Si dovrebbe, invece, puntare ad una sinergia. Non ci può essere chi traina e chi viene trainato.
3. Stilare un patto d’autore
Può essere anche un documento informale, ma che definisca diritti, doveri e gestione futura del libro (royalty, firma, uso dei personaggi)
4. Parlare del processo di scrittura prima di parlare della storia
Ci si vuole dividere i compiti? Si scriverà dal vivo insieme o ci si passerà la palla di giorno in giorno (o di capitolo in capitolo)? Chi avrà l’ultima parola in caso di disaccordo?
5. Condividere la visione
Bisogna accordarsi sul libro che si vuole scrivere, ovvero sul genere, tono, pubblico e messaggio.
6. Creare una scaletta dettagliata
Va composta insieme una “mappa” della trama con eventi, personaggi, conflitti. Così ognuno sa dove andare senza rischiare incoerenze.
7. Stabilire uno “stile comune”
Bisogna decidere insieme voce narrativa, registro linguistico, ritmo. Meglio fare prove di scrittura e riletture reciproche per fondere gli stili.
8. Non criticare mai senza offrire una soluzione
È assai facile fare a pezzi lo scritto dell’altro, ma non è costruttivo e, ai fini del lavoro insieme, inutile. Insieme al problema bisogna far luce su una rosa di possibili soluzioni. Con tatto. Non bisogna essere troppo diretti. Meglio cercare di porla su di un piano collaborativo, suggerendo alternative che potrebbero far scorrere meglio il racconto. Sempre pronti al compromesso.
9. Rileggere in solitaria
Giunti alla parola “fine”, è opportuno che ciascuno degli autori rilegga da solo senza interruzioni tutta l’opera. Ciò consente a entrambi d’immergersi completamente nel materiale, cogliendo incoerenze, cali di ritmo e rendendo più stringenti i momenti clou, senza l'andirivieni delle modifiche dal vivo. Completata la revisione ci si confronta, si sceglie il meglio dal lavoro di ciascuno, si ripulisce il tutto e lo si porta all’editore.
